Università: quanto costa davvero dare a un figlio la libertà di scegliere?

Le richieste per il nuovo Fondo Studio crescono. Ma il dato più importante riguarda tutte le famiglie: il futuro dei figli non si prepara all’ultimo esame

Quando un figlio nasce, l’università sembra lontanissima.

Prima ci sono l’asilo, la scuola, lo sport, le vacanze, le piccole e grandi spese di ogni giorno.

Poi, quasi senza accorgersene, arriva il momento delle scelte:

“Quale facoltà vuoi frequentare?”

“Vuoi studiare vicino casa o trasferirti?”

“E se il corso più adatto fosse in un’altra città?”

“Quanto ci costerebbe?”

È proprio in quel momento che molte famiglie scoprono una cosa: studiare non significa pagare soltanto le tasse universitarie.

Ci sono i libri, il computer, i trasporti, i pasti fuori casa e, per chi si trasferisce, l’affitto, le bollette e i viaggi per tornare dalla propria famiglia.

Spese che, sommate per tre o cinque anni, possono diventare molto importanti.

La crescita delle richieste per il nuovo Fondo Studio ci racconta anche questo: sempre più giovani cercano un finanziamento per poter sostenere il proprio percorso formativo.

Ma che cosa significa davvero? E come può una famiglia prepararsi senza rinunciare alle opportunità che potrebbero fare la differenza nel futuro di un figlio?

Studiare conta ancora? I numeri dicono di sì

Una laurea non garantisce automaticamente un lavoro, uno stipendio elevato o una carriera senza difficoltà.

Il risultato dipende da molti fattori:

  • dal percorso scelto;
  • dalle competenze realmente acquisite;
  • dal territorio in cui si vive;
  • dalle esperienze svolte durante gli studi;
  • dall’andamento del mercato del lavoro.

Nel complesso, però, un livello di istruzione più elevato continua a essere associato a maggiori opportunità occupazionali.

Secondo il Rapporto annuale Istat 2026, nel 2025 il tasso di occupazione delle persone tra 25 e 64 anni era:

  • 56,1% tra chi possedeva al massimo la licenza media;
  • 74,6% tra i diplomati;
  • 85,3% tra chi aveva conseguito un titolo di studio terziario.

Il tasso di disoccupazione scendeva, nello stesso ordine, dall’8,7% al 5% e poi al 3%.

Tra laureati e diplomati emergeva quindi una differenza di 10,7 punti percentuali nel tasso di occupazione.

Anche AlmaLaurea, nel Rapporto 2026, rileva che a cinque anni dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione supera il 90% tra i laureati coinvolti nell’indagine: 91,7% per quelli di primo livello e 94,4% per quelli di secondo livello.

Questo non significa che l’università sia l’unica scelta possibile o che sia sempre quella migliore.

Gli ITS Academy, la formazione tecnica e le specializzazioni professionali possono offrire percorsi altrettanto validi.

Il messaggio è un altro:

Poter scegliere il percorso più adatto, senza essere bloccati esclusivamente dal suo costo, può incidere concretamente sul futuro di un ragazzo.

 

Il costo dell’università non è uguale per tutti

Quando si parla del costo degli studi universitari, è facile imbattersi in cifre molto diverse.

Il motivo è semplice: non esiste un unico “costo dell’università”.

La spesa cambia in base a:

  • università statale o non statale;
  • situazione economica della famiglia;
  • possibilità di ottenere esoneri o borse di studio;
  • corso frequentato;
  • città scelta;
  • studente in sede, pendolare o fuori sede;
  • durata effettiva del percorso.

Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha rilevato che, nell’anno accademico 2023/2024, negli atenei statali gli studenti che pagavano la contribuzione versavano mediamente poco meno di 1.500 euro all’anno.

La media scendeva a circa 950 euro considerando anche gli studenti totalmente esonerati.

Negli atenei non statali tradizionali, invece, la contribuzione media raggiungeva 7.939 euro per gli studenti paganti.

Sono medie nazionali: il costo effettivo può essere molto diverso a seconda dell’ateneo, dell’ISEE familiare e del corso scelto.

E le tasse sono soltanto una parte del problema.

 

In sede, pendolare o fuori sede: tre scelte, tre bilanci diversi

Il costo dell’università cambia profondamente anche in base al luogo in cui studierà il ragazzo.

Per rendere più concreta la differenza, immaginiamo uno studente che vive con la propria famiglia a Imola.

Prima possibilità: studiare vicino casa

Se il corso desiderato è disponibile a Imola o in una sede facilmente raggiungibile, il ragazzo potrebbe continuare a vivere con la propria famiglia.

Non sarebbe necessario sostenere un affitto, ma rimarrebbero comunque:

  • tasse universitarie;
  • libri e materiali didattici;
  • computer e strumenti informatici;
  • trasporti;
  • pasti fuori casa;
  • eventuali corsi, tirocini o periodi di studio all’estero.

È generalmente lo scenario meno impegnativo dal punto di vista economico, ma non significa che l’università sia “a costo zero”.

Seconda possibilità: fare il pendolare

Lo stesso studente potrebbe scegliere un corso a Bologna o in un’altra città raggiungibile ogni giorno.

Alle normali spese universitarie si aggiungerebbero:

  • abbonamenti ferroviari o ai mezzi pubblici;
  • eventuali spostamenti urbani;
  • pasti consumati fuori casa;
  • tempo impiegato quotidianamente per il viaggio.

Non c’è il costo di una stanza, ma il peso economico e organizzativo degli spostamenti può accompagnare la famiglia per diversi anni.

Terza possibilità: trasferirsi fuori sede

Se il corso più adatto si trovasse in una città troppo lontana per fare il pendolare, il ragazzo potrebbe dover lasciare Imola e trasferirsi.

A quel punto entrerebbero nel bilancio familiare:

  • affitto di una stanza;
  • deposito cauzionale e possibili costi iniziali;
  • utenze e connessione internet;
  • vitto;
  • trasporti locali;
  • viaggi per tornare a casa;
  • gestione della vita quotidiana;
  • eventuali periodi di studio o tirocinio all’estero.

Nell’anno accademico 2023/2024, escludendo gli atenei telematici, 399.000 studenti frequentavano un’università fuori dalla propria regione, pari al 23,1% del totale.

Per comprendere quanto possa incidere il solo alloggio, possiamo osservare i canoni richiesti dal mercato.

Secondo l’Osservatorio Stanze di Immobiliare.it Insights, nell’agosto 2025 il canone medio richiesto per una stanza singola era di:

  • 632 euro al mese a Bologna;
  • 506 euro a Modena;
  • 399 euro a Ferrara;
  • 732 euro a Milano;
  • 575 euro a Roma.

Sono prezzi medi richiesti, non il costo che sosterrà necessariamente ogni famiglia. Le cifre possono cambiare in base alla zona, al tipo di alloggio e al momento della ricerca.

L’esempio, però, aiuta a capire la dimensione della spesa: dieci mesi in una stanza da 632 euro significano 6.320 euro di solo affitto, prima di considerare tasse universitarie, utenze, alimentazione, trasporti, libri e viaggi.

Un percorso fuori sede può quindi richiedere diverse migliaia di euro ogni anno.

 

Le risorse della famiglia possono influenzare le alternative disponibili

Nessuno può sapere in anticipo quale percorso sceglierà un figlio.

Il ragazzo del nostro esempio potrebbe trovare vicino a Imola il corso più adatto alle proprie aspirazioni. Potrebbe frequentare l’università da pendolare oppure scoprire che la specializzazione desiderata si trova in un’altra regione o all’estero.

Esistono borse di studio, esoneri, alloggi universitari e altre agevolazioni. È sempre importante informarsi e verificare i requisiti previsti.

Anche ER.GO, l’Azienda regionale per il diritto agli studi superiori dell’Emilia-Romagna, distingue gli studenti in tre categorie:

  • in sede;
  • pendolari;
  • fuori sede.

La distinzione viene utilizzata anche per determinare gli importi delle borse di studio, proprio perché le spese da affrontare sono differenti.

Questi sostegni possono essere molto importanti, ma non sono accessibili a tutte le famiglie e potrebbero non coprire l’intero costo del percorso.

Anche il lavoro durante gli studi è molto diffuso. Secondo il Rapporto AlmaLaurea 2026, il 68% dei laureati del 2025 aveva svolto un’attività lavorativa durante l’università.

Lavorare può essere un’esperienza utile e formativa. In alcuni casi, però, diventa anche una necessità per contribuire alle spese.

Il punto non è sostenere che soltanto le famiglie con maggiori disponibilità possano permettere ai figli di studiare.

Il punto è più semplice:

Disporre di risorse già preparate può ampliare le possibilità che un ragazzo e la sua famiglia potranno valutare.

 

Prepararsi non significa decidere oggi dove studierà un figlio. Significa cercare di fare in modo che, quando arriverà il momento, il costo non sia l’unico criterio con cui scegliere.

 

Il nuovo Fondo Studio: che cosa sta succedendo davvero

Dal 29 aprile al 20 luglio 2026, Consap ha ricevuto:

  • 1.014 richieste di verifica dei requisiti attraverso la piattaforma MyConsap;
  • 356 richieste di finanziamento, già istruite da Consap.

Attenzione alla differenza: non significa che siano stati concessi 1.014 prestiti.

Le 1.014 richieste riguardano la verifica preliminare dei requisiti; le pratiche di finanziamento indicate da Consap erano 356.

Il nuovo Fondo Studio è rivolto a studenti meritevoli tra 18 e 40 anni e può riguardare, nel rispetto dei requisiti previsti:

  • corsi di laurea;
  • lauree magistrali;
  • master;
  • specializzazioni;
  • dottorati;
  • percorsi ITS Academy;
  • istituzioni AFAM;
  • determinati corsi di lingua;
  • percorsi riconosciuti svolti anche all’estero.

Il finanziamento può essere erogato in tranche annuali fino a 15.000 euro per ogni anno residuo, con un limite complessivo di:

  • 50.000 euro per i percorsi in Italia;
  • 70.000 euro per quelli all’estero.

La restituzione può durare da 3 a 15 anni e il piano di ammortamento non può iniziare prima del trentesimo mese successivo all’erogazione dell’ultima tranche.

 

Garantito dallo Stato non significa regalato dallo Stato

Questo è probabilmente il punto più importante da comprendere.

Il Fondo Studio non è una borsa di studio.

È un prestito bancario che deve essere restituito, con gli interessi previsti dalle condizioni dell’istituto finanziatore.

Consap verifica il possesso dei requisiti, ma la valutazione del merito creditizio e la decisione sull’erogazione spettano alla banca.

La garanzia pubblica copre fino al 70% dell’importo rimasto insoluto, ma tutela il finanziatore dal rischio di mancato pagamento: non cancella il debito dello studente.

In caso di inadempimento, Consap può recuperare dal beneficiario la somma versata alla banca, anche attraverso l’iscrizione a ruolo.

Inoltre, tasso, durata, preammortamento e altre condizioni non sono necessariamente uguali per tutti gli istituti aderenti.

Prima di firmare è quindi indispensabile confrontare:

  • tasso applicato;
  • spread;
  • costo complessivo del finanziamento;
  • durata;
  • data di inizio del rimborso;
  • eventuali interessi maturati prima dell’ammortamento;
  • condizioni per un’eventuale sospensione delle rate;
  • conseguenze di un ritardo o di un mancato pagamento.

Il Fondo può essere una possibilità concreta per chi possiede i requisiti e non dispone delle risorse necessarie.

Resta, però, un impegno finanziario che accompagnerà il giovane anche dopo la conclusione degli studi.

 

Prestito o risparmio? La domanda giusta è un’altra

Prestito e risparmio non sono necessariamente due soluzioni contrapposte.

Una famiglia potrebbe:

  • utilizzare risorse già accantonate;
  • accedere a una borsa di studio;
  • coprire una parte dei costi con il reddito corrente;
  • ricorrere al credito soltanto per la quota restante;
  • combinare più strumenti.

La domanda più utile non è quindi:

“Meglio risparmiare o chiedere un prestito?”

Ma:

Quanto vorremmo poter mettere a disposizione di nostro figlio e quanto tempo abbiamo per prepararci?

 

Se mancano dieci o quindici anni all’università, anche un accantonamento periodico sostenibile può contribuire a costruire una risorsa importante.

Se il momento è più vicino, sarà necessario fare una valutazione diversa, partendo da ciò che è già disponibile e dai costi prevedibili.

Non servono necessariamente grandi cifre fin dall’inizio.

Serve soprattutto un piano.

 

Cinque domande da farsi prima che l’università diventi urgente

Per iniziare, prova a rispondere a queste domande:

  1. Quanti anni mancano all’inizio del possibile percorso universitario?
  2. Vogliamo prepararci soltanto per un percorso vicino casa oppure considerare anche l’ipotesi di un figlio pendolare, fuori sede o impegnato in un periodo di studio all’estero?
  3. Quale parte delle spese potremmo sostenere con il reddito familiare del momento?
  4. Quanto abbiamo già accantonato per questo progetto?
  5. Che cosa accadrebbe al piano se il reddito di chi versa venisse a mancare o si riducesse a causa di un imprevisto?

Quest’ultima domanda viene spesso dimenticata.

Preparare il futuro di un figlio non significa soltanto mettere da parte una somma.

Significa anche verificare che il progetto possa continuare se nella vita della famiglia dovesse cambiare qualcosa.

Il futuro non si può prevedere. Ma si può preparare.

Nessun genitore può sapere oggi quale strada sceglierà un figlio tra dieci anni.

Potrebbe frequentare l’università vicino casa, fare il pendolare, trasferirsi, scegliere un ITS, seguire un master all’estero oppure intraprendere un percorso completamente diverso.

Prepararsi non significa decidere al suo posto.

Significa provare a fare in modo che, quando arriverà il momento, il denaro non sia l’unico criterio con cui dovrà scegliere.

Il nuovo Fondo Studio può aiutare molti giovani ad accedere a opportunità che altrimenti sarebbero difficili da sostenere.

Ma il suo successo ci ricorda anche una cosa semplice:

Prima si comincia a costruire una risorsa, maggiore può essere la libertà di scelta disponibile domani.

 

 

Vuoi costruire oggi una risorsa per il futuro dei tuoi figli?

Non possiamo sapere quale strada sceglieranno tra qualche anno. Possiamo però iniziare a prepararci affinché, quando arriverà il momento, abbiano qualche possibilità in più.

Il Team di Normanni Assicurazioni può aiutarti a:

  • definire quale capitale vorresti mettere a disposizione dei tuoi figli;
  • verificare quanto tempo hai per costruirlo;
  • individuare un impegno periodico sostenibile per la tua famiglia;
  • valutare soluzioni assicurative di risparmio e investimento coerenti con il tuo obiettivo;
  • verificare quali tutele potrebbero proteggere la continuità del progetto se un imprevisto colpisse chi sostiene economicamente la famiglia.

Non esiste una soluzione uguale per tutti. Esiste quella più adatta agli obiettivi, alle possibilità e al tempo a disposizione di ciascuna famiglia.

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MESSAGGIO INFORMATIVO

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative ed educative. Non costituisce orientamento scolastico o universitario, consulenza creditizia o finanziaria, né una raccomandazione assicurativa o d’investimento personalizzata.

I dati relativi ai costi universitari, agli affitti e alle condizioni occupazionali si riferiscono alle fonti e ai periodi indicati e possono variare nel tempo, tra territori, atenei, corsi di studio e situazioni personali. Le cifre riportate rappresentano medie o prezzi richiesti e non consentono di determinare in anticipo la spesa effettiva di una specifica famiglia.

L’accesso al Fondo Studio è subordinato al possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente. La verifica dei requisiti compete a Consap, mentre la valutazione del merito creditizio, la decisione sull’erogazione e le condizioni economiche del finanziamento spettano al soggetto finanziatore. La garanzia pubblica non elimina l’obbligo di restituire capitale, interessi e altri importi eventualmente dovuti.

Eventuali soluzioni assicurative di risparmio, investimento e protezione devono essere valutate caso per caso, considerando obiettivi, orizzonte temporale, disponibilità economica, propensione al rischio, costi, condizioni contrattuali e possibili rischi. Prima dell’adesione è necessario consultare la documentazione informativa e contrattuale prevista.

Per la preparazione di questo materiale sono stati utilizzati anche strumenti di intelligenza artificiale a supporto delle attività di ricerca, organizzazione e sviluppo dei contenuti. Il testo finale è stato sottoposto a verifica delle fonti, revisione critica, rielaborazione e approvazione umana, sotto la responsabilità editoriale di Normanni Assicurazioni.